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Full text of "La vestale | tragedia lirica in tre atti"

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1 



TRAGEDIA LIRICA 

IN TRE ATTI 

MUSICA DEL MAESTRO 

SAVERIO MERCADANTE 

ESEGUITA DAGLI 

ACCADEMICI FILARMONICI 
. ROMANI 
L'Anno 185© 

XXXV. dell'Accademia 1. dalla listaurazione 






l 







PERSONAGGI 



Signor 




METELLO 




Signor Ercole Marini 


> 


GR. VESTALE 




Signora Luisa Cavallazzi 


1 


EMILIA 


5 


Signora March. Agnese Capranica 




GIUNIA 


"1 

B 


Signora Elena Belli 


o 

" 5 
S 


DECIO 




Signor Eugenio Corsi 




PUBLIO 




Signor Ercole Capelloni 





ACCADEMICI ED ACCADEMICI!*: 

CHE PRENDONO PARTE NE' CORI 

SOPRANI E CONTRALTI 



Armellini T. 
Batocchi L. 
Rei Ioli G. Maestra 
Bo ce afogli T. 
Boldrini G. 
Boldrini T. 
Calisti A. 
Casclani G. 
Derossi A. 
Derossi C. 
Derossì E. 
Gaggiotli L. 



Sigg.Merolli C. 
Mills A. 
Monti G. 
Qberholtzer 
Girini A. 
Ovidi C. 
Paganetti R, 
Parisotti A. 
Parisotti L. 
Perugini A. 
Sangiorgi M. 
Saul ini V. 
Tortolini G. 



TENORI E BASSI 



Sigg. Alari D. Maestra 
Andreuzzi G. 
Aureli A. 
Balzani S. 

Batocchi A. Maestro 
Benedetti P. 
Bonami M. A. 
Bri zzi E. 

Caldani G. Maestro 
Capuani G, Maestro 
Cariboldi E. 
Cariboldi L. 
Compagnoni F. 
D'Antoni A. 
Dedominicis G. 
Della Longa G. 
De Paolis A. 
Eroli F. 
Fidanza P. 
FinèHi S. 
Fregiotti P. 
Giuliani A. 

Gnaccherini A. Maestro 
Gomez P. Maeslro 
Maldura E. 
Marchionni A. 
Marucchi R. 
Milza V. 



Sigg. Mochetti A. 
Monachesi 

Nannetti A. Maestro 
Negri G. 
Neri M. Maestro 
Nobili N. 

Orsini A. Maestro 
Paganetti C. 
Pellegrini G. 
Pelopardi T. 
Persiani C. 
Piccardi G. 
Poggesi A. 
Ravenna F. 
Ravogli M. 
Ricci A. 
Rosati C. 
Santini L. 
Saracinelli C. 
Seni L. 
Sgattelli L. 
Sigismondi P. 
Spada G. 
Tamberlick S. 
Terziani E. Maeslro 
Valletti D. 
Venanzi G. 
Viviani F. Maestro 



ORCHESTRA 



DIRETTORE 



SIC CAV. MAESTRO 

VIOLINI PRIMI 

Sigg.*Ramacciotti T. 
Geminiani T. 
Angelini F. 
Bartolini L. 
Donati A. 
Turenghi A. 
Rosati V. 
Quon R. 

* Antonini 

* Ofreduzzi 

VIOLINI SECONDI 

Orzelli G. 
Campi G. 
Stabilini B. 
Orzelli V. 

* Sangiorgi 

* Siìveri 

* Clementi 

* Baratta 

* Andreanelli 

* Claudi 

VIOLE 

Rossi L. 
Ricci A. 
Martini Q. 
Ludovici D. 
Marucci A. 

* Marchionni 

VIOLONCELLI 

Costaggini P. 

* Ruspantini 

* Pacetti 

* Corsi 

BASSI 

Caraccini F. 
Molini A. 
Regis G. 

* Ciccaglia 
Verzajoli 



E. ANGELINI" 
FLAUTO E OTTAVINI 

Nicoletti C. 

# Agostini 

* Crostarosa 



OBUE 



Borsani D* 
Bocce 



CLARINI 

Pellegrini 
Polani 

CORNI 

Livraghi C. 
Dell'Oro G. 
Boschi G. 
Tullenucci G. 

TROMBE 

Pampana 
Durante F. 

TROMBONI 

Biechi C. 
Monconi F. 
Fedeli 

FAGOTTI 

Monconi L. 
Bertoni D. 

OFICL. 

Ciceognani P. 

TIMPANI 
Luciani D. 

ARPE 

* Signora De Rocchis Maestra 

* Signora Paganetti V. 



N. B. I nomi segnati ci asterisco * sono dei Signori Accademici 



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IL SERTO TRIONFALE 

SCENA PRIMA 

Bosco sacro: a traverso delle folte piante 
scorgesi parte del Tempio di Vesta. 

Emilia, Giunia, e le altre Vestali, 
tutte genuflesse. 

Prece mattutina 

J^alve, o Dea protettrice di Roma, 
Nel cui foco nudrito da noi 
Questa patria d'intrepidi eroi 
Visse, vive, ed eterna vivrà. 

Una possa che i barbari doma 
Il tuo fuoco ai romani trasfonde, 
E per te della terra, e dell'onde 
Nostro un giorno l'impero sarà. 

SCENA II. 

La Gran Vestale, e dette. 

G. Ves. Sì, ministre dell'ara» 

Vesta terrà l'alta promessa: il brando 

Invitto di Quirino 

Nuovi allori mietea* Decio ritorna, 

De' Galli vinci tor. 
Emi. Decio!., che parli!.. {Vivamente colpita) 

E grido non suonò, che spento in campo 

Giacque l'eroe? 
G. Ves. La fama 

Il ver mentiva; egli ferita cadde, 

Non estinto fra l'armi. 
Emù Reggimi . . . 

Giù. Oh Dei ! . . {Sommessamente fra loro) 

Emi. Mancarmi 

Sento il respiro . . . 



6 ATTO 

G. Ves. Dell'eterna fronda 

A noi si aspetta coronar quel prode: 

Alla pompa solenne 

S'appresti ognuna. (Entra nel tempio, seguila 

dal Coro) 
Emi. Empio destini < . 

Giù. Che avvenuel , . .. 

Emi. Morir potessi. 
Giù. QuaL tremendo arcano 

Chiudi nel petto? . . All'amistà lo svela. 
Emi. Tremendo, sì! Quel Decio . . . 
Ùiu. Ebben? 

Emi. Che sorge 

Vittorioso dall'avelia. . . 
Giti. Ah! forse?. . 

Emi. Era lo Sposo mio . . . Bugiarda voce- 
La sua morte parlò . . . Roma, la (erra 

Un deserto mi parve, e disperata 

Corsi a' pie degli altari. 
Giù. Oh sventurata! . • 

Ben ti compiango. Ma di Yesta or sei! 

Dal cor profondo svellere tu dei 

1/ insidiosa immago, ed obliarla 

Eternamente,. 
Emi. Ahi! Come? 

Se al nome, al solo nome 

Del mio perduto bene> 

Tutte mi sento ribollir le vene? 
Di conforto un raggio solo 

Non mi avanza in tanto duolo? 
Gru. Non ti resta, o sconoscente, 

D'amistade un^alma ardente? 
Emi. Congiurati a* danni miei 

Tutti a gara son gli Dei! 
Giù. Le mie preci ascolteranno. 

Di più lieti sorgeranno. 
Emi. Spento al gaudio è questo core . . . 

Pianto eterno io spargerò. 
Gin. Fi a diviso il tuo dolore, 

Teco almeno io piangerò. 



PRIMO 7 

SCENA III. 

Il Coro delle Vestali, e dette. 
Coro. Vestali andiam ... di popolo 

Carche le vie già sono, 

Il vincitor annunzia 

Già delle trombe il suono. 
Emi. (0 Decio!.. (Contuttala forza di un cieco trasporto) 
Giù. ( Insana ! . . ) (Sommessamente ad Emilia) 

Emi. ( Decio, 

Vederti ancor potrò ! . . 
Coro. Che fia ! di viva porpora 

Quel volto fiammeggiò ! (Pianto fra esse) 
Emi. ( Perchè di stolto giubilo 

Mi balzi o cor nel petto ? . . 

Vive l'amalo oggetto, 

Ma spento egli è per me ! 
Condanna questi palpiti 

Il mio dover, la sorte * . . 

Il palpilo di morte 

Meglio s'addice a te ! ) 
Giù. Andiam ... ti frena Emilia. (e. s. ) 

Atti componi, e volto . . . 

Che in te non sia rivolto 

Un guardo sol non v'è ! 
Pensa che sfidi, incanta, 

L'ire d'orrenda sorte . * . 

Pensa che infamia, e morte 

La Dea minaccia a te. 
Coro. Ad incontrar quel forte 

Ornai si tragga il pie (Partono) 

SCENA IV. 

Il Foro 
La scena è rigurgitante d' immenso popolo. Difilano le 
vittoriose legioni: d' altra parte s' avanza il Senato 
ed i Consoli, quindi il Collegio de' Flamini, procedu- 
to da Metello Pio , segue la Gran Vestale , recando 
il palladio, e tutto il coro delle sagre vergini: al pas- 
saggio di esse il popolo s'inginocchia, il Senato s'in- 
china, V esercito rende gli onori supremi, ed i fasci 
da' Consoli si abbassano , innanzi a quelli delle Ve- 



8 ATTO 

stali) portati da quattro littori : comparisce infine il 
carro del trionfatore , esso è preceduto da' suonatori, 
tubicini ec. e tirato dagli schiavi in catene» Alcuni 
duci nemici e prigionieri seguono il cocchio, Decio 
è in abito trionfale , Publio è alla testa delle schie- 
re — Intanto cantasi il seguente 

Cobo generale 

Plauso al ducer vincitore, 

Lauri eterni alla sua chioma: 
Egli esempio di valore, 
Scudo e brando egli è di Roma; 
Parve il nume della guerra, 
I nemici debellò.* 
Ed ogn'eeo della terra 

Del suo nome rimbombò 
Dee. ( Scende dal cocchio, e si avanza verso Licinio ) 
Padre ... ( Volendo inginocchiarsi ) 

Lic. Decio, m'abbraccia • . . 
Met. Il sommo Giove 

Ognor t'arrida, ©> prode 
Iavincibil di Roma. 
Pub. Il tuo contento 

Divido, amico . . . 
Dee. Esso fra pieno in breve, 

Che cinto il crin d'alloro, 
Accanto al mio tesoro 
Volar potrò. 
Met. Qual delle sacre alunne 

Debbe l'eterna fiamma » 
Fra l'ombre alimentar della ventura 
Notte ? 
G. Ves. Costei. 
Met. Sublime incarco ad essa 

Dato è compir. — T'appressa. 
Emi. (Ah !.. ) 

Giù. <■{ Terribil periglio ! 

Met. Svelati, e il vincitore 

Del serto cingi. 
Giù. ( Oh istante ! . * 

Emi. ( Oh mio terrore ! . . ) 

( Scovrendo il volto: Decio resta come tocco da 



> 



PRIMO 

fulmine, Publio anch' egli riconosce Emilia ) 

Dee. ( Che ! . . Non deliro ? . . ) 

Pub. ( Colpo fatale ! . . ) 

Emi. Giù. ( Numi assistenza . . . ) 

Dee. ( Ella vestale ! . . ) 

( Vien recata un'ara accesa: Metello Pio rice* 

ve da uno de Flamini il lauro d'oro, e lo 

passa sul fuoco sacro ) 

the. ( Quanto mi cinge . . . quanto m'apparve . . . 

Fu sogno orrendo . . . son vane larve . . . 

Se vero fosse il tristo evento 

Sarei già spento — caduto al suol. } 

Emi. ( Ahi ! chi m'aita nel rio cimento ? 

Il cor, la voce mancar mi sento ! . . 

Trema la terra ! . . m'investe un gelo ! . . 

D'orrido velo — si copre il sol ! ) 

Pub. ( Misero amico ! . * il tuo dolore 

Tutto io risento, mi sprezza il core $ 

Un Dio nemico, un fato avverso 

Per te converso — » ha il riso in duol ! ) 

Metello, Giunià, la gran Vestale, Licinio, Lucio» 

Vestali, Popolo. ( Volgendosi al palladio.) 

Madre di Roma, Dea paventata,. 

L'aquila ognora, da te guidata» 

Cinta di luce, carca di gloria, 

Alla vittoria — disciolga il voL — 

Lic. Si compia il rito» 

Met. Atterrati* 

( A Degic*, qnindi porge il serto ad Emilia* ) 

Puh. Decio . . . (Scuotendolo) 

Giù. Coraggio . . ► ( Piano ad Emilia. Decio 

si prostra: squillano le trombe* ) 

Emi. A nome 

Del cielo, e della patria 

Coroao le tue chiome. 

Dee. Ah ! me tuo Sposo, o Emilia, \ 

Come obbliar potesti ?.. - I ?À ^ 

Emt* Ti piansi estinto ... i \ £ 

,. r rv ^* t l do, e som-* 

Dee. smania !.. ) f 

^ é n . . ., | [ messo ae* 

Emi. Ecinsi il vel ... \ jl*»,a 

Dee. Che lesti ! . . \ cen ^ 

Ma vivo, io vivo . . * J 



10 ATTO 

Pub. Incanto ! . .. 

( Avanzandosi per alzarlo., Emilia sì 

getta nelle braccia di Giunta ) 

Giù. Calmati. ì , Q, ■> * 

-r* • Aiti» t ■ li ano tra 

Emi. Ah ! 1 amo ancor ! > V . ' 

Giù. Ahimè ! che dici ! • . I * 

Met. Ai tempro. 

Dee. Mi scaglia il brando in cor. 

(A Publio , nelV estrema dispemzione ) 

Licinio, Lucio, Metello, la gran Vestale, 

Vestali, Popolo. 

Si sciolga, ribombi un inno di lode 

Al nume guerriero, di Roma custode;, 

Che strinse per noi l'acciaro tremendo, 

Fra i Galli spargendo, — • di morte il terror. 
Dee. Per sempre m'è tolta . . . orribile idea ! . . 

Ma no, che strapparla io giuro alla Dea . . . 

Le smanie di morte nel petto mi stanno . . . 

È troppo l'affanno, ■*** diventa furor. 
Pub. ( A Decio. ), 

La tromba squillava, tu il brando stringesti, 

E tutta un'armata in fuga volgesti: 

Or doma te stesso, la sorte debella,. 

Fia gloria più bella, — trionfo, maggior. 
Giù. O misera vieni . .. . al tempio si corra . . . 

Di pace al tuo spirto la Diva soccorra. 

Pentita ti prostra all'ara d'accanto, 

Cancella col pianto — la macchia d'amor. 
Emi. Destini tremendi mi vogliono rea! . . 

Per me non v'è pace, ne speme, ne Dea. . ... 

Scampar delle furie non posso al governo; 

E meco l' Averno,, — lo porto nel cor ! 

( Tutti partono, tranne Decio, e Publio) 
Dee. Publio, mi sei tu vero amico 2 
Pub. E tua, 

Da te serbata in campo r 

Questa vita eh' io vivo; 

Riprendila se vuoi. 
Dee. fieri altra ia voglio 

Preda,, che a me furava ingiusta Dea» 

Emilia. 
Pub. Che ! 



PRIMO ii 

Dee. Tu secondar mi dei 

Neil* ardito proposto. . . 
Pub. Io l . * Sciagurato ! 

Son io T amica delle colpe ? Indegno, 
Orribile disegno 

Tu volgi in mente ! e cingi un lauro, e culla 
Sul Tebro avesti, e nome 
Decio 1 . . Per te mi sento 
Correr le fiamme del rossore in volto! 
Dee. Publio, sei tu che parli, io che ti ascolto ! 
Pub. È la patria, è Roma, insano, 

Che ti parla nel mio detto: 

Deve a Roma, un cor romano 

Immolar qualunque affetto; 

Profanata è quella fronda 

Che le chiome ti circonda; 

D'un sacrilego l'amico 

No, mai Publio non sarà. . . 
S<? non cangi, a le disdico, 

E per sempre, l'amistà* 
Dkc. Mal risposi in te fidanza 

Or che il fato a me contrasta ! 

Vanne, fuggi, ancor m'avanza 

11 mio core, un brando . . . e basta. 

L'ara, e Vesta non son freno 

All'amor che mi arde il seno . . . 

Roma intera ad arrestarmi 

Nel cimento io sfiderò: 
Il mio bene a ripigliarmi 

Ara, e il Tempio abbatterò. (In atta di partire) 
( Trattenendolo ) 

Che fai?., che pensi... Arrestati. ... 

Oh, mio spavento estremo ! . . 

Entro un abisso orribile 

(e. s.) 





Ti scagli ! . * 


Dee. 


Nulla io temo 


Pub. 


Ah no T . * ti calma . . . ascoltami: 




Dall' internai pensiero 




Cessa, e appagarti, o Decio* 




Con men periglio io spero. 


Dee. 


E come ? 


Pub. . 


Sotterranea 



12 ATTO PRIMO 

Strada m'è nota. . . 
Dee. E questa 

Forse conduce ? .. .. 
Pub* ÀI tempio 

Della terribil Vesta. 

Come del dì fia muta 

La luce, a te verrò. . .. 
Dee. E quindi? 
Pub. ÀJUa temuta 

Soglia ti guiderò. 
Dee. (Subito, e con stando d'immensa gioia ) 
O, mia celeste Emilia, 

Ti rivedrò fra poco ! . . 

Possente ardor mi domina 

Più che di Vesta il foco. 

Solo un momento, un palpito 

Di gioia. . .. e poi si mora. . . 

Mi resta un mime ancora. ^ . 

Un num^e sei per me ! 
Pub* Invan da te dividermi 

Tentò Tirata sorte: 

I nodi che ci stringono 

Scioglier non può la morte* 

Teco lo sdegna vindice 

Affronto degli Dei. .. . 

E se morir tu dei, 

Io morirò con te. (Partono abbracciati) 



Fine dell* atto primo. 



43 

MIA tììÉMfe 



LE FIAMMA SACRA 

SCENA PRIMA 

Interno del tempio di Vesta, in forma circolare, nel 
mezzo il simulacro della D§a, innanzi al quale arde 
il fuoco sacro: nel masso dell'altare è intagliato un 
sedile, ove posa una sacerdotessa in custodia della 
fiamma. 

Si avanza Gjumà, e si prostra a qualche 
distanza dall'ara. 

Giù. Se fino al Cielo ascendere 
Può d'un' amica il pianto, 
O Dea, tu sciogli Emilia 
Dall'amoroso incanto. 
In quel trafitto core 
Discenda il tuo favore, 
Più non lo scuota un palpito 
Che indegno sia di te... 
Non scorran queste lagrime 
Senza ottener mercè. 

SCENA II. 

La G. Vestale, Emilia, e dette* 

Ves. (Togliendo la verga d'oro dalle mani della mi- 
nistra che vigilava il sacro fuoco, e porgendola 
ad Emilia.) 
A te commetto la sacrata verga: 
Rammentati V estai che, spento il foco, 
In periglio è la patria, e tu di morte 

Colpevol sei. (Con accento religioso. Giùnta 
abbraccia Emilia^ quindi si ritira con la 
G. Vestale, e V altra sacerdotessa) 
Emi* Come tremendo all'alma 

Questo tacer solenne 

♦3 



ìi ATTO 

Mi parla! Certo il venerato nume 

Sta nel delubro, e scruta 

Gli arcani del mio core! 

Pietà, Vesta, pietà. . . da intenso ardore 

È ver mi struggo: ma chi reo lo fece? 

Destino avverso. Tu possente, o Dea, 

Tu spegni la mia fiamma: 

lo debile mortai -non basto a tanto. 

SCENA III. 

Decio, e detto. 

Dee. (Dal fondo della scena) 

(Ecco l'aitar! . . Fra il pianto, 
Ed i singhiozzi la sua voce udia...) (Scorge Emi.) 
Emilia? 
Emi. Chi m'appella? 

Dee. s O sposa mia! (Inoltrandosi) 

Emi. E fia ver! . . Possenti Numi! . . 

Tu, tu stesso!.. Non seguirmi. (Volendo fuggire) 
Dee. Odi arresta. . . Invan presumi, 
Dispietata, invan fuggirmi. 
Se nell'Erebo discendi, 
Io ti seguo. 
Emi. c Ah giusto ciel! . . 

(Fugge non sapendo ove, poi come inspirata 
ascende i gradini dell'altare, e si avvitic- 
chia al simulacro). 
O romano, mi contendi 

AU&jDéa; (Atteggiandosi di maestosa intrepidezza) 
Dee. (Si scaglia verso V altare, ma d'un tratto si arre- 
sta, preso da sacro terrore) 
M'ingombra un gel! 
(Prorompendo dopo qualche istante di pausa) 
No, Tacciar non fu spietato, 
Che versava il sangue mio, 
Ma il destino avversò e rio, 
Che la vita mi serbò. — 
Ah! gioisci, o core ingrato, 

Già la morte in sen mi piomba . . . 

Questo avanzo della tomba 

Alla tomba io renderò. (In tuono di pianto) 



SECONDO i5 

Emi. (Straziata dall'affanno di Decio) 
II cimento è troppo atroce! . . 

Nel mio petto è chiuso un core! . . 

Io son donna. . . e al mio dolore 

Un conflne il ciel segnò! 
Fuggi. . . ascolta estrema voce, 

Che favella una morente ... 

Pura almeno, ed innocente, 

Da te lunge io morirò. 
Dee. O cruda più degli aspidi 

Feroci, eterno addio 

Ricevi, ed olocausto 

Tremendo, il sangue mio. 
Emù Che! . . 
Dee. Tutto il mira spargersi, 

Ed inondarti il pie. . . (Sguainando la spada, 

per trucidarsi.) 
Emù Ah no! . . (Accorrendo.) 

Dee. Mi lascia . • . 

Emi. Arrestati . . . 

Vivi. 
Dee. Per chi? 

Emi. Per me. 

A 2. Mille smanie, mille affanni 

Ricompensa un tal momento! . . 

Non si dice il mio contento . . . 

Io respiro, io vivo in te. 
Or la terra mi condanni, 

M'abbandoni il cielo irato . . . 

Io son pag del mio fato . . . 

Terra e ciel tu sei per me. 

(La sacra fiamma, priva di alimento, si estingue.) 
Emi. Ah! . , il foco. . . (Con grido acutissimo) 

Dee. e E spento! . . 

Emi. Io manco! . . 

{Cadendo a pie dell'altare) 
Dee. Notte fatai! . . Che far poss'io? Qual nume 
Invocherò per lei? . . 



16 ATTO 

SCENA IV. 

Publio, e detti. 

Pub. Amico? . . — Eterni Dei! . . — 

(Avvedendosi del fuoco estinto.) 

Salvati . . . Ahimè! . . da lungi le accorrenti 

Ministre io scorsi! . . Vieni ... 
Dee. Abbandonarla . . . 

In periglio sì fiero! . . Ah! no . . . 
Pub. Se resti, 

Ella è perduta! . . 
Dee. Oh ciel! . . 

Pub. Vieni. . . 

Dee. Che feci! . . 

(Partendo trascinato da Publio.) 

SCENA V. 

Emilia svenuta. Giunu, e quindi la Gran Vestale, e 
Vestali accorrono dall'interno del tempio, alcune di 
esse recando lampade accese: Metello e FlAiMim so- 
praggiungono d'onde fuggirono Decio e Publio. 
Giù. Mi spaventò quel grido! . . Emilia! . . 

(Correndo in di lei soccorso.) 
Gran Vestale, Vestali, e Flamini. Oh vista!.. (Inorriditi) 
Met. (Volgendo un guardo ali* altare, uno ad Emilia, ed 
un terzo verso la parte da cui venne.) 
L'orrenda colpa è certa! — 
A giudicar costei, l'alba vicina 
Il Senato raccolga. 

(Ad alcuni Flamini, che partono solleciti.) 
Un grande esempio 
Per voi s'appresta (Alle Vestali.) 
Emi. (Riavendosi.) Ove son io? . . 
Met. Nel tempio 





Che violasti! 




Emi. 




Oh mio terror! . . 


Met. 




Fra ceppi 



Al giudizio guidata 
Sia la spergiura. 
Giù. Oh amica! . . 

(Seguendo Emilia, che vien condotta altrove.) 



SECONDO 17 

G. Vest. Vestali Ahi! sventurata!.. (Piangenti. 

Met. Versate amare lagrime 

Pel Tebro, e non per essa* 
Le sorti della patria 

Veste caligin spessa! 

{Come assorto in orrida visione*) 
Stille di sangue vivido 
Quel simulacro piove ! . . 
Vesta già mosse, i fulmini 
A provocar di Giove. . . — 
(Con accento d'altissima desolazione**) 
Spargiam d'immonda cenere 
E vestimenti e chioma. . . 
La Dea si plachi, o Roma 
Più Roma non sarà. 
Ér. Vest., Vestali. Notte funesta, orribile! •«■. 
Fi®. L'aitar vendetta avrà. 

Tutti Spargiam d'immonda cenere 
E vestimenti e chioma. . . 
La Dea si plachi, o Roma 
Più Roma non sarà. 
(Si ritirano j compresi da saero terrore.) 

SCENA VL 

11 Bosco sacrov 
Licinio, Lucio, e Senatori* 

tic. » Sull'attonita fronte ba scuka ognuno 

» Cupa tristezza! ed a ragion. Tremendo,. 

» Mortai Giudizio s'apparecchia. 
Ime. È d'uopo 

» Un nume vendicar! 
tic. Metello avanza 

» Fra la schiera de' Flamini . . . 
Lue. Ed a loro 

» Succede il mesto coro 

» Delle Vestali. . . 
tic. Non pietà, severa 

» Giustizia memoranda abbia qui loco. 



18 ATTO 

SCENA VII. 

Il Collegio de' Flamini preceduto da Pio Metello^ la Gran 
Vestale, Giunia, Emilia fra' Littori Vestali e detti. 

Mct. Fremi, eterna città! Di Vesta il foco 

È spento: fuggitivi 

Profani uscir dall'inibita chiostra 

Da tergo io vidi, e priva 

Costei di sensi, appo l'aitar tradito 

Che vigilar dovea. 
Giù. (M'aita o Ciel! . .). 
Lia. Discolpe hai tu? 

Emù Son rea. 

Lic. E rea d'orrida morte L — Olà? {Volgendosi a' Littori) 
Giù. Fermate . . . 

La colpe voi son io* 
Emi. G. Ves. Ves. Giunia! 
Met. Lic. Lue. Sac. Che dici! . . 

Giù. Egra costei mal d'una lunga notte 

L'ora vegliar potea; il sacro foco 

Nudrir per essa io volli. . . 
Emi. Ah! no. . ► 
Giù. Ma il sonno mi tradia. . . ritorno 

Ver l'alba fea la sventurata, estinta 

Travò la fiamma, e vinta 

Dal suo terror, qual corpo morto cadde. 
Emi. No. . . non è vero. - . 
Giv. All'amistà: pretende 

Immolarsi, ma ìuvan, tacer non seppe 

Il mio rimorso. . . iir libertà sia posta. . . 

A me quei lacci, a me la bara e morte! 
(Con accento rapido animatole sempre cercando 
di reprimere i moti e le parole di Emilia.) 
Emi. Sublime amica! . . Ella v'inganna. . . E mia, 

È tutta mia la colpa. . . Amo d'amore 

Per un, cui fé giurai! . . (Con impeto forsennato.) 
Lic. Lue. Sac. Empia! . . 

Met. Compresa 

L'alma ho d'orror! . . Palesa 

Il complice del fallo. 
Emi. Ah! no. 



MeL 


SECONDO- lì 

Lo chieggo 




Pe r Numi. . . 


Lic. 


Io per la patria. . . 


Emi. 


Taci, taci 




Licinio! (fon fremila d'orrore.) 


Met. 


Ed osi ancor! 


Emi. 


Qual ei si noma, 




Perir dovesse mille volte Roma, 




Non udrete 


Mei. 


Oli bestemmia! 


Sac. 


Oh scellerata l 


Met. 


Consoli, pia si aspetta? 


IJc. 


Luc^ È condannata. 



SCENA Vili. 

Decio, Publio, e detti. 

Dee. No, crudeli. . .. 

{Sfuggendo dalle mani di Publio) 
Emù (Ahimé!) 

Puh. Furente! . 

Met. Lue. Sac. Decio! , * 
Lic. Figlio! . . 

Dee. Padre mio. . . 

{(Tettandosi a pie di lu'u) 
Salva Emilia. . ., . essa è innocente. 
Met. Lic. Lue. Sac. 

Come! 
Dee. Il reo. . . 

Puh. Noi dir. {Piano a Decio.) 

Dec^ Son io. 

Lic. Sac. Tu! . ^ 

Met. Clic sento! . . 

Emi. Numi! 

Lue. Il Duce! 

Lue. Un pugnale ia me vibrò! 

G. Ves. Ves. 

Fatai dì! . . 
Tutti tranne Dee. La tetra luce 

D'una folgore strisciò! 
(Un momento di cupo silenzio.) 
Dee. Essa ignara^ io penetrai 



20 att a 

Nel recinta a ogn'uom vietato: 
Il delubro io profanai 
Alla Diva consacrato: 
Se può il ciel bramar vendetta, 
Se una vittima egli aspetta^ 
Questo capo recidete 
Che di lauri è cinto ancor. 
Emi. (Casta Dea y se amor di Sposa 
E delitto, orribil tanto, 
Plachi, ah! plachi il tuo furore 
Una vittima soltanto. 
Per l'eroe t'imploro o Diva. . . 
Decio salva, Decio viva> 
E me colgan cento morti 
Di spavento, e di dolor!) 
PuUio* Metello* Giunta* Licinio* Lucio, & VestaU* 
Vestali* Sacerdoti. 
Per le fibre mi trascorre 
Qual di morte orrendo gelo! 
Certo un Dio che il Tebro abborre 
Questo di segnava in Cielo! 
Ei d'un padre ha il core infranto, 
Ha la gioja volta io pianto* 
Del trionfo i lieti carmi* 
Nei silenzio del terrori- 
Dee. Padre. . . (Supplichevole*) 
Lic. Di Roma un Console 

Figli non ha. 
Met. D'eccesso (Ài Consoli) 

Nefando, spaventevole 
Reo si gridava ei stesso: 
Prigion lo chieggo* 
Pub. Infrangere 

Vuoi tu le leggi? Ei nacque 
In sen di Roma e libero; 
Né a ceppi mai soggiacque 
Un cittadin, che i giudici 
Pria non dannar. 
Met. —- Lo sdegnò 

Di Vesta inesorabile 
Percuoterà l'indegno 
Che ardisse il rito funehre 



ATTO SECONDO 21 

Turbar! Ministri, il vel. — 
A te Vestal sacrilega 
Morte, anatema. 
(Gettando sul capo di Emilia il veeo d'infàmia.) 
Pub. Giù- G. Ves. Ves. Oh ciel! . . 
Met. ì Ti consacro 

Lic. Lue] alle furie d'A verno! 

e Sac. ) Sei già sacra 

Già la morte sul capo ti sta! . . 
Vanne. . . a te, maledetta in eterno, 
Tomba infame la terra darà! . . 
Dee. (Sempre trattenuto da Publio.) 

Paventate d'un cieco il furore. . . 
Mille prodi un mio grido armerà. 
L'universo empirò di terrore. . . 
Roma tutta una tomba sarà! 
Emi. Non sfidar la celeste vendetta, 
Di te stesso, di Roma pietà, 
E la tomba che viva m'aspetta 

Men tremenda al mio sguardo parrà. 
Pub. Giù. G. Ves. Ves. 

(Ah! la misera un nume difenda, 

Se in Ciel spenta non è la pietà. . . 
Dalle fauci di morte tremenda 
Solo un nume strapparla potrà.) 
(Emilia parte fra' Littori: i Sacerdoti e le Vestali la 
seguono — Il Senato allontanasi per altra via: Pu- 
blio strascina seco Decio: tutto è scompiglio e ttrrore.) 



Fine dell'atto secondo. 



22 



IL CAMPO SCELLERATO 

SCENA PRIMA 

Atrio del palagio consolare. 
Publio, e molti centurioni. 

Cen- ( In tuono minaccioso e tumultuante* ) 

11 Console ci ascolti . . . 

La cruda legge rompasi . . . 
Pub. Frenate 

Gli alteri detti or giova 

La prece usar, non la minaccia; e quando 

Vana torni la prece . 
Cen. Allor ? 

Pub. N'è d'uopo. 

La spada. 
Cen. Ben t'avvisi. 

Pub. Il Console si avanza. 

SCENA IL 

( LiCKM0 9 Littori, e detti. ) 
Lic Romani* qual vi trae stolta, baldanza 

A profferir sediziosi accenti 

Appo la soglia consolar ? 
Cen. Concedi 

Grazia. 
Lic. Per chi ? 

Cen* Per la Vestal, che a morte 

Danna rigor soverchio. 
Lic. Io custodisco* 

Non distruggo le leggi. 
Pub. Ah ! s'ella muore* 

Altri morrà ! . . Del figlio tuo lo stato 

Chi può narrar ? Furente* disperato 

S'aggira, ed armi grida, e vuol, di sangue 

Civil Roma bruttando* 



ATTO TEUZQ 23 

Salvar colei. 
fjc. Perverso ! 

Può.. Egli il governo 

Più non ha di se stesso, 
Quindi è capace d'ogni nero eccesso ! 
Se non potrà la vittima 

Serbar del giorno ai rai, 

Giurò svenarsi: e Dècio 

Non giura invan lo sai ! 

Amor di Roma intera, 

Sostegno delle squadre, 

Ah ! non voler ch'ei pera . . * 

Console sei, ma padre. 

Per lui d'amar lagrime, 

Mira, ho bagnato il ciglio . . ,. 

Pietà, signor, del figlio . . . 

Del sangue tuo pietà. 
Lia. ( Ah ! non palesi il ciglio 

Qual pena in cor mi sta ... ) 
Cen* Pietà, signor, del figlio . . . 

Del sangue tuo pietà. — 
l}c, Addici. 

Pub. Ne lasci ! 

He, Publio, 

Quando alla patria nuoce, 

D'una pietade improvvida 

Colpa è sentir la voce. 

Esempio di costanza 

Ti porga il mio soffrir. 
( Parte seguito da Littori. ) 
€en. Udisti { — Or che n'avanza ì 
Pub K Soltanto il nostro ardir. 

( Con tutto Vardore dell' amicizia. ) 
Il poter di Vesta offesa 

Al mio zelo invan contende: 

Del suo fuoco il cor m'accende 

Dea più santa* l'amistà* 
Corro, amico in tua difesa . . . 

Teco io sfido e leggi, e fato . . . 

Del mio pianto non curato, 

Meglio il brando parlerà ! 
Cen, Sì, del pianto non curata 



VI ATTO 

Meglio il brando parlerà. 

( Partono affrettatamente. ) 

SCENA III. 

Il campo scellerato. 

Ribomba il tocco d' un lugubre metallo : alcuni ministri 
aprono la tomba , destinata ad Emilia : odesi un se- 
condo squillo : Y avanza il funebre convoglio ; prima 
le Vestali, quindi il Collegio de' Flamini, poi Emilia, 
sovra una bara circondata dai Littori : finalmente il 
Console Lucio Silano, soldati e popolo. 
I Fla. Sfidasti, o perfida — Tira immortale ; 

Ti coglie orribile, — ma giusta sorte. 
A te sacrilega, — empia Vestale, 
Morte, ed infamia. — 
Pop. Infamia, e morte. 

Le Ves. Ah ! questa vittima — d'infausto amore 
Al suo terribile — destin soggiace, 
Come dal turbine — estinta face ! 
Come dal vomere — troncato fior ! 
Per tante lagrime — d'alto dolore, 
Numi, si plachino — i vostri sdegni: 
Né sia la requie — de' morti regni 
A questa misera — negata ancor. 
I Fla* Sfidasti o perfida — l'ira immortale; 

Ti coglie orribile — ma giusta sorte: 
A te, sagrilega, — empia Vestale, 
Morte, ed infamia. — 
Pop. Infamia e morte. 

( Intanto vien tolta Emilia dalla bara: ella è co- 
verta di estremo, pallore, stupido ne lo sguardo 
che volge lungamente intorno. ) 
Emi. Ove tratta son io ? Perchè s'aduna 

Popol cotanto ? Ah ! sì, riede il mio Sposo 
Cinto di pompa trionfai ! . . 
G. Ves. Vaneggia ! 

Emi. ( Aggirandosi per la scena, s'incontra in Giunia r 
che piange dirottamente. ) 

Giunia ! ( Riconoscendola , dopo averla attenta- 
mente osservata. ) 
Piangi ! e perchè ? — Gli umidi rai 



TERZO 25 

Rasciuga . . * È lieto questo dì ! . . Non sai ? 
Dal Campidoglio all'ara 
Ei verrà d'imeneo . . . pria che alle pugne 
Traesse, mei promise ... I numi udranno 
II nostro voto nuzial 1 

Giù. Che affanno ! . * 

Emi. Ah! mira: gl'incensi già fumano intorno! 
Ascolta d'imene i grati concenti ! . . . 

Giù. Amica infelice ! . . orribile giorno ! . . 

II pianto mi vince.. mi tronca gli accenti !. 

Emi. Io corro all'altare . . . già Decio s'appressa! .* 
Per troppo contento è l'anima oppressa ! 

Giù. La gioia in quel volto mi colma d'orrore ! 
Non è sì funesto di morte il pallore ! 

Emi. La destra mi porgi ... Ne avvinser gli Dei . . 
Ah ! stringimi al seno . . . mio sposo tu sei ! . 

Giù. Delirio tremendo ! * . immerger nel petto 
Mi sento un pugnale ad ogni suo detto ! 

Emi. Un riso de'numi, un sogno d'amore 
Sarà la mia vita, divisa con te l 

Giù. No, più non sarebbe, squarciato il mio core! 
Se fosse quel marmo, dischiuso per me. 
( Emilia, tutt' assorta nel suo vaneggiamento , con 
la gioia nel volto, col sorriso fra le labbra tro- 
vasi presso il sepolcro: romba l'ultimo tocco del 
bronzo funereo: ella si scuote, volge un guardo 
alla tomba, € mettendo un grido acutissimo, re- 
sta inorridita fra le braccia di Giunia.) 

SCENA IV- 

Metello c detti. 
Met. Che veggio ! . . il bronzo lugubre 
Suonò la terza volta, 
E l'esecrata vittima 
Ancor non fu sepolta ! 
(Sottovoce rapidamente a Lucio.) 
Roma è in tumulto ! . . Decio 
S'avanza in armi. 
Xaic. Olà ? 

Si compia il rito. 
(Ai Littori, che traggono Emilia verso lo, tomba) 



26 ATTO 

Giù. Kmilia ! . . 

G. Ves. Ves. Oh istante ! . . 
Emi. Giunia ! . . 

Mei. Fla. Y* ig . 

( Emilia fugge un istante da 9 littori, e corre a Giunia ) 
Emi. Giù. L'ultima volta stringimi, 
Emi. e Giù. L'ultima volta al seno 

Morir potessi, ai misera, 
Fra queste braccia almeno ! 
Emi. Talor, deh ! vieni a gemere 

Del mio sepolcro accanto . . s 
Asperso del tuo pianto, 
Infame non sarà. 
Giù* Verrò deserta a gemere 

Del tuo sepolcro accanto . . . 
Tutta la vita in pianto 
L'amica tua vivrà ! 
G. Ves. Ves. Chi può frenar le lagrime 

Ha di macigno il cor ! . . ? 
Emi. Compagne, in me specchiatevi. 

Per sempre addio . • * 
( Discende: il sepolcro è rinchiuso. ) 
Giù. G. Ves. Ves. Popolo Che orror ! 

( Odesi strepito d'armi, che sempreppiù si avvicina. ) 
Met. Odi ! (A Lucio. ) 
G. Ves. Ves. Che fia ! . . 
Met. S'appressa 

Il suon dell'armi . . . Orrida pugna io scorsi . . . 
Dell'amico in difesa 

Spento Publio cadea . . . furor di morte 
Ne' detti, e negli sguardi 
Decio spirava . . . — Eccolo, ei giunge ! . . 
Giù. ( Ah tardi ! . . . 

SCENA ULTIMA 

Decio con pochi seguaci, altri soldati, e detti, 
quindi Licinio Murena, con Littori. 

( Dopo breve zuffa, i seguaci di Decio son respinti: 
egli solo si avanza, gridando. ) 
Dee. Emilia ! . . Ov'è ? 
Giù. G. Ves. Ves. Sepolta. 



TERZO 27 

Dee. ( Furioso a Metello. ) A me la rendi. 

O trema ! 
Met. Folle ! 

Dee. Trema ! 

Lic. (Sopr aggiungendo.) Io li dichiaro 

Nemico della patria. 
Met. Io de' Celesti. 

Dee. Ah! barbaro! . . 

(Come fuori dì senno si avventa contro Metello, Lici- 
nio si frappone, facendo scuto del suo petto al Sa- 
cerdote. Decio inorridito volge rapidamente il brando 
in se medesimo.) 
Si mora. . . 
Lic. Lue. Oh Dei!.. 

Giù. G. Ves. Ves. Che festi! . . 

Dee. (Trascinandosi verso la fossa di Emilia.) 
Su quella tomba. . . io voglio almeno 

Spirar quest'alma. . . già. . . fuggitiva. . . — 
T'aspetto. . . o Sposa. . . di Stige. . . in riva. . . 
La vita io lascio. . . ma. . . non. . . l'amor! 

(Spira) 
MeheSac. Son vendicati gli Eterni appieno! 
Lue G. Yes. Giù. Ves. Ahi! di tremendo! . . 
Lic. Fui genitori) 

(Coprendosi il volto col manto. 



F I N E. 





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TIPOGRAFIA CONTEDIM 









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